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20.4.17

LHS 1140b: UNA NUOVA E PROMETTENTE SUPER-TERRA

La ricerca di pianeti attorno ad altre stelle prosegue spedita dopo aver collezionato di recente scoperte epocali come Proxima b ed il sistema di TRAPPIST-1. 
L'obiettivo finale è quello di trovare pianeti simili alla Terra, abitati o abitabili, sperabilmente vicini al nostro sistema. 

Con la tecnologia attuale infatti la vicinanza è un requisito ancora fondamentale per poter caratterizzare in maniera certa un determinato pianeta e la sua atmosfera. Nell'impossibilità di inviare sonde sul posto, bisogna affidarci all'unico messaggero che attraversa l'universo per noi: la luce.
Negli ultimi tempi sono state effettuate scoperte sensazionali entro poche decine di anni luce dal Sole, nulla in termini astronomici, che fanno pensare ad una galassia ben più popolata di pianeti terrestri rispetto a quanto si creda. 
L'ultimo arrivato, LHS 1140b, entra prepotentemente in questa importantissima categoria in attesa di ulteriori conferme e studi approfonditi. 

Distante appena 39 anni luce in direzione della costellazione della Balena, il nuovo esopianeta orbita
attorno alla nana rossa LHS 1140, una stella più piccola (15% della massa solare) e fredda della nostra . Nel periodo di osservazione della stella non sono stati rilevati flare, è stata stimata un'età di poco superiore ai 5 miliardi di anni ed un periodo di rotazione dell'astro pari a circa 130 giorni. L'abitabilità di un pianeta e la stabilità del sistema in cui si trova sono strettamente legati alle caratteristiche della stella (o delle stelle), dunque è importantissimo conoscerne ogni caratteristica al meglio per avere un quadro chiaro e complessivo; soprattutto se il pianeta rientra nella zona abitabile ed ha caratteristiche terrestri.

Veniamo ora al pianeta appena scoperto.
La scoperta è stata possibile grazie all'utilizzo della schiera robotizzata di telescopi del MEarth Project, in Arizona, a caccia di mondi transitanti attorno alle nane rosse. Altri dati ed osservazioni sono state possibili grazie allo spettrografo HARPS, che ha rilevato le variazioni nella velocità radiale della stella causate dalla presenza del suo pianeta. 
E' stato quindi possibile rilevarlo grazie all'allineamento tra il suo piano orbitale e la nostra linea di vista: questa preziosa condizione ci permette di osservare il periodico transito del pianeta di fronte alla sua stella. Questo metodo è in grado di fornirci una montagna di preziose informazioni sul pianeta e sulla sua atmosfera. Per ora si sa che LHS 1140b ha una massa pari a 6.6 volte quella terrestre e un raggio 1.4 volte maggiore del nostro. La densità risultante è 2.3 volte quella della Terra, lasciando ben pochi dubbi sul fatto che sia un pianeta roccioso e quindi di tipo terrestre. Tale densità fa ipotizzare ad un mondo ricco di ferro e silicati con un nucleo metallico.
Altro punto importante: la sua massa e quindi la sua gravità è grande abbastanza da mantenere attorno a sè un'atmosfera complessa, capace di mitigare il clima e proteggerlo (al pari di eventuali forme di vita) dall'attività stellare e meteorica.
Orbita in 25 giorni attorno al suo astro ad una distanza di 0.09 UA, pari a meno di 1/10 della distanza che separa la Terra dal Sole. Questa vicinanza però permette al pianeta di rientrare perfettamente nella zona abitabile del suo sistema, essendo la sua una stella più piccola e fredda del nostro Sole.
E' stato inoltre possibile stimare un'orbita circolare per il pianeta, indizio di una situazione stabile per questo mondo promettente.
La vicinanza e le caratteristiche di questo pianeta sono oro per i cacciatori di pianeti e delle tracce di vita su di essi, tanto che la nuova generazione di telescopi che sarà operativa nei prossimi anni si occuperà certamente  e prioritariamente di questo pianeta. Nel frattempo però anche la tecnologia attualmente disponibile è in grado di anticipare ed aprire la strada allo studio della sua atmosfera. E' infatti lì che si concentra l'attenzione: si spera sempre di trovare tracce della presenza di vita osservando la composizione chimica dell'atmosfera, eventuali sue variazioni o la presenza di gas di origine incontrovertibilmente artificiale. 
Siamo all'inizio di questi studi ma stiamo già facendo passi da gigante anno dopo anno, accumulando esperienza e risultati impensabili anche pochi anni fa. 

31.8.16

LA PIÙ COMODA TRA LE TERRE POSSIBILI?

È del 24 agosto 2016 l'annuncio della possibile (praticamente certa...) scoperta di un pianeta di
dimensioni terrestri attorno a Proxima Centauri, la stella attualmente più vicina alla Terra. Le decine e decine di pianeti terrestri scoperti attorno ad altre stelle sono ormai routine....ma perché  tanto fermento per questa nuova scoperta?


Proxima Centauri, nota anche come Alfa Centauri C, è  per l'appunto una delle tre stelle che compongono il sistema ternario denominato genericamente Alfa Centauri. Proxima orbita attorno alle stelle A e B del sistema, portandosi notevolmente più vicino al Sole delle sue compagne (orbitando a ben 15.000 UA di distanza dalla coppia). È  dunque in assoluto la stella più "prossima" al Sole e ragionevolmente l'obiettivo del primo viaggio interstellare robotico e umano in un più o meno remoto futuro. Potete quindi immaginare l'importanza della scoperta di un pianeta probabilmente (..ma non sicuramente) simile al nostro.
Tra poco parleremo di ciò che si sa e dei numeri in ballo ma prima è importante chiarire alcune questioni legate alla seppur minima incertezza sulla scoperta.


A differenza della maggior parte dei pianeti extrasolari scoperti fino ad oggi attraverso il metodo del transito, Proxima b (questo il nome del pianeta) è stato rilevato utilizzando un metodo indiretto noto come "metodo delle velocità  radiali". Tale modalità  si concentra sull'effetto che la presenza di un pianeta ha sulla sua stella. In un sistema composto da due corpi massicci, come una stella ed un
pianeta, la gravità generata dai singoli corpi li influenza reciprocamente. Tale interazione fa sì che la stella costringa il pianeta ad orbitarle attorno ma anche che il pianeta "strattoni" la stella durante la sua rivoluzione esercitando l'attrazione gravitazionale dovuta alla sua massa (seppur nettamente minore rispetto alla massa stellare). Quindi la presenza del pianeta perturba leggermente il moto della stella, quanto basta perchè i sofisticatissimi sensori presenti nei telescopi terrestri e spaziali riescano a rilevare l'entità della perturbazione. Perturbazione che si misura in metri al secondo, tanto per renderci conto del grado di precisione dei sensori attualmente disponibili!
Il metodo delle velocità radiali è tra i più proficui, se consideriamo i metodi indiretti, in quanto ci permette di conoscere molte informazioni sull'intero sistema e sul pianeta...senza neanche vederlo!

Infatti va detto che di Proxima b non abbiamo alcuna immagine, non un singolo pixel, solo dati numerici che però bastano al momento per tracciare l'identikit parziale di una scoperta estremamente importante per il futuro del genere umano.


Fatte queste doverose premesse, passiamo ora all'esplorazione di questo pianeta utilizzando ciò che è stato possibile dedurre con certezza dai dati.
La variazione della velocità radiale indotta dalla presenza del pianeta è pari a 1,4 m/s ed è stata rilevata dal sensibilissimo spettrografo HARPS posto sul telescopio ESO da 3,6 m in Cile. Proxima Centauri si avvicina e si allontana dalla Terra a 5 km/h (a passo d'uomo) con un periodo regolare di 11,2 giorni. E' stato questo il dato che ha permesso di compiere la scoperta: la probabilità che il segnale rilevato sia dovuto ad altri fenomeni o ad un errore è 1 su 10.000.000. Ecco il perchè di qualche piccolissima riserva: gli stessi astronomi ci tengono a sottolineare che la scoperta è praticamente certa, ma il metodo scientifico impone giustamente cautela in materia di scoperte e di affermazioni.
Proxima aveva già lasciato perplessi gli astronomi nel 2013 quando, cercando pianeti in orbita, la stella aveva prodotto segnali contrastanti e difficilmente attribuibili. Si decise allora di pianificare una campagna osservativa di altissimo livello per venire a capo del mistero.
Il dato (1,4 m/s) è il frutto di una campagna osservativa di 60 notti, nota come Pale Red Dot, condotta da un team di astronomi della Queen Mary University di Londra guidati da Guillem Anglada-Escudè. Solo durante i primissimi giorni di osservazione il dato è risultato non chiaro, consolidandosi successivamente per gran parte della campagna osservativa.



Si conosce il limite inferiore della massa di questo pianeta, stimata grazie all'analisi dell'effetto Doppler in 1,27 masse terrestri: si tratterebbe dunque di un pianeta un po' più massiccio della nostra Terra.
L'anno di questo pianeta dura appena 11 giorni e 4 ore, distando solo 7.5 milioni di km dalla sua stella (5% della distanza Terra- Sole - 0,05 UA): la statistica derivante dalle centinaia di mondi noti orbitanti molto vicino alla propria stella fa propendere per un pianeta in rotazione sincrona. Se ciò venisse confermato Proxima b presenterebbe un emisfero in cui è perennemente dì ed uno in cui è perennemente notte. Solo a cavallo del terminatore, ovvero al confine tra il perenne dì e la perenne notte, potrebbero presentarsi condizioni favorevoli alla vita ed alla presenza di acqua liquida. 

E' stata calcolato inoltre che il pianeta è sottoposto attualmente ad un'irradiazione UV/X  400 volte superiore a quella terrestre, dato che in assenza di un'atmosfera ben strutturata produrrebbe gravi danni a forme di vita simili a quelle terrestri.
Anche se non è direttamente legato al pianeta, c'è un altro dato che fa ben sperare circa l'esistenza di vita su Proxima b: la lunghissima vita delle nane rosse. Proxima Centauri, il sole di Proxima b, è una nana rossa con un'età di circa 5 miliardi di anni. Le conoscenze attuali indicano che le nane rosse posseggono vite lunghe centinaia o migliaia di miliardi di anni, multipli dell'età attuale dell'universo; tempi che permettono tranquillamente lo sviluppo e la stabilizzazione di forme di vita, in condizioni favorevoli.
L'ultimo dato che conosciamo con certezza è la distanza di questo mondo dal Sole: 4,22 anni luce, 270.000 volte la distanza Terra-Sole, ovvero poco meno di 40.000 miliardi di km. Numeri di questa portata non sono certamente quantificabili correttamente dal nostro cervello che, abituato alle grandezze "di casa", li inserisce nello scatolone generico delle "cose grosse". Proviamo dunque a fare un po di chiarezza. La sonda che ha raggiunto la maggior velocità nello spazio è Juno, che ha viaggiato a 265 000 km/h (73,61 km/s) per non tardare all'appuntamento con la storia dalle parti di Giove. Ipotizzando l'odierna partenza di una sonda a quella velocità costante in direzione del sistema di Alfa Centauri, essa giungerebbe a destinazione tra circa 17.230 anni! 



La scoperta di questo mondo attorno alla stella più vicina al Sole ha dato un nuovo slancio agli sforzi delle migliori menti per cercare soluzioni che permettano il viaggio interstellare entro un futuro non troppo remoto. Un esempio è il progetto StarShot, che potrebbe portarci a destinazione in tempi umani. Secondo questa grande sfida una flotta di nanosonde, dotate di vele solari  e accelerate con una spinta generata da laser posti sulla superficie terrestre, potrebbe raggiungere il sistema di Alfa Centauri in appena 20 anni di viaggio! A cui vanno aggiunti 4,2 anni per ricevere il segnale dal luogo di arrivo. 



L'entusiasmo è più che giustificato ma, come abbiamo appena visto, per poter affermare con certezza che Proxima b è un cugino della Terra bisogna raccogliere ancora molti dati cruciali. Tra i più importanti ci sono sicuramente i dati relativi all'atmosfera: bisogna ancora accertarne la presenza, comprenderne la composizione e la struttura. La presenza di un'atmosfera simile alla nostra è determinante per la mitigazione del clima (soprattutto tra dì e notte, se il pianeta è in rotazione sincrona) e per schermare la superficie dalle radiazioni energetiche provenienti dalla stella e dallo spazio, aspetti estremamente importanti per la vita o per una futura colonizzazione. Per condurre studi sull'atmosfera però bisogna osservare il pianeta durante un transito di fronte alla sua stella ed attualmente si stanno facendo calcoli sull'orbita percorsa dal pianeta per accertare il verificarsi di questo prezioso evento. Lo studio di Proxima b durante un transito sulla sua stella ci permetterebbe non solo di confermarne l'esistenza, ma anche di rispondere a numerose domande circa la sua composizione ed abitabilità. 

Se la scoperta di cui abbiamo parlato verrà definitivamente confermata, si parlerà di Proxima b per i secoli a venire. Al di là della presenza o meno di vita, dell'abitabilità da parte dell'uomo e della distanza, questo mondo sarà sicuramente il primo pianeta extrasolare su cui l'uomo direttamente o indirettamente metterà gli occhi (e forse i piedi..). Chissà che effetto farà osservare il nostro Sole da così lontano: una stellina di magnitudine 0,4 nella costellazione di Cassiopea...




Per approfondire:

Progetto StarShot : StarShot
Comunicato ESO : articolo
Articolo 

17.10.12

PIANETA TERRESTRE ATTORNO AD ALFA CENTAURI

E' di questa notte l'annuncio epocale della scoperta di un pianeta orbitante attorno alla 'stella' più vicina al Sole : Alfa Centauri.
Alfa Centauri, oltre ad essere la terza stella più luminosa visibile nel cielo notturno terrestre, è in realtà un sistema triplo costituito da una coppia stretta di stelle simili al Sole (una nana gialla ed una nana arancione) ed una nana rossa che orbita a grande distanza dalla coppia, Proxima. Il tutto dista dal Sole 4,365 anni luce ed è quindi il sistema stellare più vicino in assoluto al Sole.

La coppia centrale del sistema (Alfa Centauri A e Alfa Centauri B) rivoluziona attorno al suo comune centro di gravità in circa 80 anni ad un distanza media di 21 UA tra le componenti; Proxima, situata a  ben12-13 mila UA dal sistema binario, ruota attorno a quest'ultimo in 100.000 - 500.000 anni. Dunque Proxima è di gran lunga la stella più 'prossima' al Sole del sistema Alfa Centauri e, più in generale, che si conosca.

Proxima Centauri



Per decenni gli astronomi hanno cercato evidenze della presenza di pianeti attorno a questo sistema senza però alcun risultato. Grazie però alla sensibilità senza precedenti degli strumenti attuali, in particolare dello spettrometro HARPS applicato al telescopio ESO da 3,6 metri de La Silla (Cile), alcuni astronomi europei hanno scoperto che un pianeta transita ogni 3,2 giorni davanti al disco di Alfa Centauri B. L'influenza gravitazionale del pianeta sulla sua stella è infinitesima: 1,8 km/h. Questa risulta essere la misura più accurata mai effettuata dallo spettrometro, che ha dovuto mediare oltre 450 rilevazioni per avere la certezza del segnale planetario.

Il pianeta (Alfa Centauri Bb) possiede una massa leggermente superiore a quella terrestre (13% in più) ed orbita a soli 6 milioni di km dalla stella, rendendolo di fatto più simile ad un 'grande Mercurio' piuttosto che alla Terra. In ogni caso, sicuramente roccioso ed incandescente con ben 1227°C superficiali stimati.
Alfa Centauri A, la compagna del sole di questo pianeta, orbita a grande distanza e risulta innocua per il pianeta. Questa stella risulterà però particolarmente brillante nel cielo notturno del pianeta e, visto che siamo in zona, il Sole sarebbe una brillante prosecuzione della W individuata dalla costellazione di Cassiopea.

Il Sole visto da Alfa Centauri Bb

E' possibile ora ipotizzare che anche Alfa Centauri A possa ospitare pianeti, così come possano esserne presenti ulteriori attorno ad Alfa Centauri B. La questione è puramente tecnologica: HARPS ci ha insegnato che una buona rilevazione è meglio di decenni di speculazione.
Secondo studi condotti sull'abitabilità del sistema esiste la possibilità che la vita possa svilupparvisi. Particolarmente adatto a questo scopo sarebbe l'ambiente presente a 1,25 UA da Alfa Centauri A (ovvero, per confronto, in un'orbita posta tra la Terra e Marte). Attorno ad Alfa Centauri B il pianeta dovrebbe trovarsi a 0,7 UA (circa sull'orbita di Venere) per poter essere abitabile, ovvero presentare la temperatura ideale per la presenza di acqua liquida in superficie.
Le prospettive sono avvincenti:  in futuro la prima missione interstellare approderà sicuramente in questo sistema che ora possiede almeno un pianeta, risultando probabilmente il primo pianeta extrasolare visitato dall'uomo!


http://www.eso.org/public/news/eso1241/
http://www.eso.org/public/archives/releases/sciencepapers/eso1241/eso1241a.pdf
http://www.space.com/18089-earth-size-alien-planet-alpha-centauri.html